Rassegna stampa: Max forza 10 ma l’eroe della domenica è Bagnaia

L’incidente di Pecco e la sua faccia sorridente sopra un corpo solo ammaccato dopo esser passato sotto le ruote di un’altra moto, sono l’immagine della domenica dei motori. Una storia che scalza Max dalle prime pagine dei quotidiani.

E’ giusto così perchè quella di Max è una grande impresa sportiva, così come quella di Sainz è un’impresa (grande no, dai), ma quella di Pecco è un’impresa che sa del miracoloso. Cadere davanti a un gruppo di moto scatenate e riuscire a non farsi nulla neppure quando Binder (incolpevole) ti passa sulle gambe è una storia che va oltre lo sport.

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Luigi Perna, la Gazzetta dello sport: È rimasto in agguato per quattordici giri come un felino pronto a colpire. Poi, appena c’è stata l’occasione, ha piazzato la sua zampata. Il momento che Max Verstappen aspettava è arrivato quando Carlos Sainz ha bloccato le ruote nella frenata in fondo al rettilineo, permettendo all’olandese di affiancarsi all’esterno della Curva Grande e piazzare il sorpasso vincente alla Roggia.  La vittoria mondiale del 2021 contro Lewis Hamilton, risoltasi all’ultimo giro dell’ultima gara dopo una lotta feroce durata tutto il campionato, è stato lo spartiacque della carriera di Verstappen. E ha fatto nascere un Max in versione 2.0 pronto per qualsiasi sfida. È implacabile sul ritmo in gara, intelligente nelle scelte tattiche, capace di trascinare la squadra come un vero leader e totalmente dedicato alle corse, che sono la sua vita. Ma soprattutto unisce la fame di vittorie di un giovane, all’esperienza di un pilota già maturo. E chi lo ferma?

Daniele Sparisci, Corriere della sera: Sognare può essere piacevole finché non suona la sveglia. C’è chi non se ne andrebbe mai da qui,(305 mila nel fine settimana): a due ore dalla bandiera a scacchi Hamilton, Gasly, Russell saltano sui muretti per ringraziare i tifosi. Non hanno vinto nulla ma è stato bello lo stesso. Come lo è stato per Carlos Sainz aver accarezzato l’idea del «miracolo» dopo la magnifica pole. Almeno per sedici giri.  Prossimo Gp a Singapore, tracciato pieno di curve lente e per questo molto temuto. Prima però i report della Fia sui budget 2022 delle squadre, in arrivo in questi giorni. Forse una delle cose più attese di questo Mondiale.

Umberto Zapelloni, il Giornale: Max ormai ha imparato ad avere pazienza, si è detto sorpreso della velocità della Ferrari, si è lamentato di una difesa tosta di Carlos, ma poi alla prima occasione ha colpito. È difficile dire come sarebbe andata a finire senza quel minimo errore di Sainz. Magari sarebbe arrivato al cambio gomme davanti e avrebbe potuto prolungare la sua difesa. Ma la Red Bull anche qui ne aveva di più la paura è che tornando su piste diverse, possano riemergere i problemi visti fino all’Olanda. Che la Ferrari abbia giocato qui l’unica pallottola a disposizione quest’anno. Vincere era impossibile. Portare le due auto sul podio sarebbe stato il massimo

Fabio Tavelli, il Foglio: Carlos Sainz si candida ufficialmente al Ministero della Difesa nel giorno del record assoluto di vittorie consecutive per un pilota di Formula 1. Max Verstappen ha solo il difetto, per i suoi sponsor, di venir inquadrato dalla televisione meno di quanto meriterebbe per uno capace di vincere dieci gare consecutive, dodici delle prime quattordici (eguaglia Schumacher 2004) e di fare tennisticamente il Grande Slam avendo visto per primo la bandiera a scacchi nei 4 Gp storici (Monaco-Silverstone-Spa-Monza). [qui]

Fulvio Solms, Corriere dello Sport-Stadio: Finisce con le Red Bull in parata a Monza, esercizio che oggi viene definito arrogante ma era bello con tutto quel rosso ai tempi di Schumi. E chissà quando la Ferrari ne sarà nuovamente in grado. Le due SF-23 hanno chiuso comunque terza e quarta, che quest’anno sono purtroppo poltronissime. All’appello del podio manca dunque Leclerc, che in fondo è stato il vero perdente della giornata, anzi del fine settimana

Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: Era questo, del resto, il posto. Dove osare, cercare un riscatto sfruttando la cavalleria del Cavallino, senza quegli ingombri alari. Curiosamente, la pista di casa è la più favorevole alle forme di una macchina che ama il rettilineo, la velocità pura. Non per dominare, intendiamoci. Per conquistare un podio basso. Roba che, in altri tempi, non avrebbe consolato proprio nessuno; che ora pare un sollievo, un trionfo. Senza repliche peraltro. Basti pensare alle curve di Singapore, le prossime, per conservare le emozioni monzesi come reliquie preziose. [qui]

Alessandra Retico, la Repubblica: La bandiera a scacchi la marea rossa invade il circuito. Saluta anche gli avversari arrampicandosi sulle reti. Il Volo ha cantato l’inno e Carlo Verdone guardato il cielo. Sì, un sacco bello. Per quanto?

Mauro Coppini, Corriere dello Sport-Stadio: Come sarebbe bello se la Ferrari fosse sempre la Ferrari. Come sarebbe bello se la Ferrari fosse sempre quella vista a Monza.  Come sarebbe bello se il sorriso degli uomini della Ferrari potesse diventare una sorta di marchio di fabbrica da affiancare a quel “cavallino” che per fortuna è rampante da sempre

Gianluca Gasparini, la Gazzetta dello sport: Per quindici giri buoni ci siamo divertiti, e in una stagione simile resta qualcosa per cui ringraziare. A Monza la Ferrari ha tirato fuori il massimo, in funzione di ciò che la monoposto a disposizione e la forza dei rivali le consentivano. Da sempre quello di Monza è un GP fatto di grandi tensioni, dalla prima curva dopo il via alle staccate in fondo al rettilineo con le auto in equilibrio precario per gli alettoni scarichi al massimo. In assenza di incidenti o problemi tecnici è però un tracciato capace di tirar fuori i valori di giornata in modo incontestabile. Ha a disposizione una monoposto superiore? Certo. Ma per conquistare dieci vittorie di fila in F.1 serve qualcosa di simile alla perfezione. E Max in questo momento è infallibile Il 2024, che dovrà portare con sé ben altra musica per la rossa, si avvicina. Dovranno alzare l’asticella tutti, dalla scuderia ai piloti. La felicità che si limita al sabato non basta [gli articoli di Gasparini]

Leo Turrini, Resto del Carlino: Missione compiuta: Mercedes, McLaren e Aston Martin sono state battute senza problemi. Può bastare? Certo che no. Tutta la gente che ieri era a Monza, più quella che ha scelto di piazzarsi davanti al televisore in una domenica di fine estate, merita di più. Molto di più.

Stefano Mancini, la Stampa: Finora le gerarchie in pista, Red Bull a parte, sono cambiate di corsa in corsa a seconda delle caratteristiche dei circuiti. Quelli lenti non piacciono alla SF-23. L’ufficio tecnico di Maranello è al lavoro per cercare di risolvere il problema. Zandvoort ha impartito una dura lezione, ma Monza ha mostrato che la Rossa sa anche andare forte

Giorgio Pasini, Tuttosport: La vince Carlitos, che al termine di un weekend praticamente perfetto e di una gara da catenacciaro che gli fa meritare la candidatuta a ministro della difesa spagnola, manda il messaggio forse più forte. In tre giorni il figlio d’arte completa una trasformazione da gregario e operaio sulla strada del successo a condottiero e leader. Ci riesce abbandonando la ragione e seguendo l’istinto, vestendo i panni del connazionale Marc Marquez che da un po’ di tempo (troppo) non calza più. E a dispetto di un mezzo inferiore, anche se per una volta lo assiste grazie a un motorone e un assetto scarico che quasi azzera il drs Red Bull. Non abbastanza nel degrado gomme, il limite della SF-23.

Pino Allievi, podcast Il caffè per Formula Passion: Adesso sì che la Ferrari ha due prime guide. Di più non si poteva fare ma è comunque stato tantissimo perché è un risultato arrivato dopo la strepitosa pole position di “Carlito” sabato e dopo quattordici giri al comando, sempre di Sainz, che ci hanno ridato emozioni antiche, entusiasmi sopiti, gioie represse da tempo. [qui

Chiara Campo, il Giornale: A Milano nessuno è più al sicuro Sainz rapinato in pieno centro Sainz, che indossava una maglietta Ferrari, stava uscendo dall’albergo quando i tre, che lo stavano pedinando per mettere a segno il colpo, gli si sono avvicinati. Sainz li ha scambiati inizialmente per tifosi, ma i tre gli han no strappato il «Richard Mille» modello Alexander Zverev da circa 500mila euro e sono fuggiti verso via Montenapoleone. Il pilota di Formula 1 a bordo dell’auto del manager ha cercato di bloccare la fuga dei tre per poi abbandonare l’auto e, con l’aiuto di due passanti, è riuscito a bloccare in via Pietro Verri un rapinatore.

Benny Casadei Lucchi, il Giornale: Si può vincere un Gran premio senza neppure quasi correrlo. Peggio, andando dritti in ospedale lasciando in apprensione un altro popolo di fedeli, sempre rossi ma stavolta su due ruote, come accaduto a Francesco Bagnaia. Pecco ha vinto il Gran premio perché, ancora ieri sera, radiografie e tac non mostravano fratture ma solo botte e paura. Un Gran premio pesante quello conquistato dal campione del mondo piemontese, un Gran premio dal valore inestimabile anche per chi fa il lavoro suo. Perché la differenza tra Bagnaia e il povero Simoncelli ieri era tutta racchiusa nel punto esatto in cui una gomma anteriore ha colpito ed è passata: sul collo del Sic, sulla gamba di Pecco. Lo sa lui, lo sappiamo noi, lo sa il motomondo che al pari della Formula uno convive sul filo di questo precario equilibrio fra trionfo e tragedia

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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